riflessologia plantare

La riflessologia plantare ha origini antichissime. Alcuni ritrovamenti di archeologia testimoniano l’uso di tali stimolazioni da parte degli Egizi, ma se ne trovano anche nella cultura medica popolare antica delle nostre aree geografiche.

In occidente, l’otorinolaringoiatra statunitense William Fitzgerald (1872-1942), studiò le diverse tecniche di riflessologia plantare sin dal 1902, con l’intento di utilizzarle come antidolorifico sui suoi stessi pazienti.

Egli aveva studiato come gli sciamani pellerossa, tramite la stimolazione di punti riflessi nelle mani e nei piedi, riuscivano ad ottenere effetti analgesici: è da lì che nacquero le prime intuizioni del suo metodo. Grazie alle cosiddette “Linee di Fitzgerald”, egli divise il corpo in 10 linee che, partendo dalla testa arrivano agli arti superiori ed inferiori.

Sulla pianta del piede sono quindi riflessi tutti gli organi del corpo. Attraverso una stimolazione consapevole di certi distretti cutanei, che corrispondono all’organo che vi si proietta, è possibile inviare al cervello degli stimoli per via linfatica, nervosa e circolatoria. Il sistema nervoso centrale risponderà al massaggio con un meccanismo a “feedback”, stimolando l’organo corrispondente per via riflessa.

Per cosa può essere utile la riflessologia plantare?

La riflessologia plantare è un valido supporto in caso di:

  • emicrania e cefalea
  • irregolarità mestruali
  • disturbi digestivi
  • mal di schiena
  • dolori diffusi
  • insonnia

Ovviamente non si tratta di una cura, ma di un supporto in caso di malesseri lievi. Si consiglia un trattamento a settimana per un periodo di almeno 2 mesi (circa 10 sedute) per ottenere degli effetti apprezzabili nel tempo. Si sconsiglia il trattamento in presenza di patologie gravi o in gravidanza.

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